Vaccini obbligatori. Il decreto legge è stato pubblicato sulla Gazzetta del 7 giugno

Anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella.  Sono i vaccini che da oggi sarà obbligatorio effettuare in Italia.

E sono 12, come conferma il testo del decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 maggio scorso, firmato stamattina dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7 giugno (cfr. allegato).

Sono esonerati dall’obbligo di vaccinazione i minori già immunizzati per effetto della malattia naturale. Ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia. L’immunizzazione dovrà essere comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante o dagli esiti dell’analisi sierologica.  Sono esonerati anche i soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Ad esempio per i soggetti che abbiano avuto pregresse gravi reazioni allergiche al vaccino o ad uno dei suoi componenti.

In questo caso i minori saranno inseriti in classi nelle quali sono presenti solo minori vaccinati o immunizzati. Perché fare i vaccini?

Perché come dice la Relazione Tecnica del Ministero della Salute: “preoccupanti sono i dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia, che hanno perso addirittura cinque punti percentuali tra il 2013 il 2015, passando dal 90,4% all’85,3%, comportando anche un danno per l’immagine del nostro Paese che, impegnato dal 2003 in un Piano globale di eliminazione del morbillo e della rosolia, cui ha aderito anche la Regione europea dell’OMS, rischia di far fallire tale Piano, atteso che il presupposto per dichiarare l’eliminazione di una malattia infettiva da una regione dell’OMS è che tutti i Paesi membri ne siano dichiarati “liberi”. E, in effetti, è stato registrato, in questi mesi, un preoccupante aumento del numero dei casi di morbillo in Italia (dal 1° gennaio al 14 maggio 2017, sono stati registrati 2395 casi, con un aumento di oltre il 500% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), oltre alla ricomparsa di malattie ormai da tempo debellate anche in ragione del consistente fenomeno migratorio che interessa, ormai da diversi anni, il nostro Paese. In particolare, si è riscontrato l’aumento dei casi di malattie infettive in fasce di età diverse da quelle classiche con quadri clinici più gravi e un maggiore ricorso all’ospedalizzazione; tali casi sono spesso accompagnati da ritardi nella diagnosi, causati dalla difficoltà di riconoscere quadri clinici raramente o mai incontrati nella pratica, ed espongono altri soggetti a un rischio di contagio altrimenti prevenibile, favorendo l’insorgenza di focolai. Non va, inoltre, trascurata la frequenza con cui continuano a verificarsi infezioni da virus della rosolia in donne gravide, con conseguente infezione del prodotto del concepimento, che ha, sovente, esiti drammatici (sindrome della rosolia congenita, parto pre-termine, aborto spontaneo o terapeutico). Quanto detto è stato da ultimo confermato anche dal rapporto dell’Oms ‘World Health Statistics’ pubblicato il 17 maggio 2017, dal quale emerge che le coperture italiane oltre ad essere tra le più basse d’Europa, risultano inferiori a quelle di alcuni Paesi africani.”

Adesso è tutto chiaro?

 

DECRETO LEGGE, 7 giugno 2017, n. 73

Valeria Cianciolo
Avvocato del Foro di Bologna