Il Tribunale di Savona “divorzia” un’unione civile

Speravo fosse amore ed invece, era un calesse!

Il Tribunale di Savona ha recentemente sancito la fine di un’unione civile contratta poco dopo l’entrata in vigore della Legge Cirinnà.

Come si scioglie l’unione civile?

Innanzitutto, occorre precisare che per scioglimento dell’unione civile, si intende la cessazione degli effetti giuridici dell’unione civile, ossia, l’estinzione del vincolo insorto con il negozio che ha dato vita all’unione civile, che lascia fermi gli effetti, personali e patrimoniali, prodottisi sino al giorno in cui si sia verificata la causa di scioglimento.

Va da sé che lo scioglimento non è una pronunzia di invalidità del negozio costitutivo dell’unione civile che estinguerebbe il vincolo a ragione di una causa attinente all’atto di costituzione, e rimuoverebbe l’unione civile quale atto d’impegno delle sue parti.

Ai sensi dell’art. 1, comma 22, L. n. 76/2016, la morte, o la dichiarazione presunta, di una delle parti dell’unione civile, “ne determina lo scioglimento”.

Altre ipotesi di scioglimento sono espressamente contemplate nei successivi commi 23 e 24 dove trova spazio la disciplina dettata in tema di scioglimento del matrimonio.

L’art. 1 comma 25º della Legge Cirinnà prevede l’applicabilità, in quanto compatibili, degli artt. 4, 5, 1º comma e dal 5º all’11º comma, 8, 9, 9-bis, 10, 12-bis, 12-ter, 12-quater, 12-quinquies, 12-sexies della L. n. 878/1970, delle disposizioni di cui al Titolo II del libro IV del c.p.c..

Lo scioglimento dell’unione civile può essere conseguito anche ricorrendo alle modalità previste dall’art. 6 o 12, D.L. 12.9.2014, n. 132, convertito con modifiche dalla L. 10.11.2014, n. 162.

Tra le relative cause – a differenza dell’originario testo del ddl Cirinnà, ove figurava invece un generico rinvio alle norme in materia di separazione personale e di divorzio – non è richiamata quella più comune collegata alla pregressa separazione personale – profilo di divergenza questo, che desta maggiore interesse nella comparazione tra la disciplina dello scioglimento dell’unione civile e quella dello scioglimento del matrimonio.

La disciplina che governa lo scioglimento dell’unione civile, in questo modo, prescinde dal presupposto dell’intollerabilità della convivenza posto a fondamento della separazione giudiziale dei coniugi – tuttora concepita come momento necessariamente prodromico alla definitiva rottura del vincolo matrimoniale.

Gli uniti civilmente godono del divorzio diretto, negato alle coppie coniugate.

Come si sa, il disegno di legge AA.SS. n. 1504-bis è il risultato dello stralcio del comma 2 dell’articolo 1 del disegno di legge n. 1504 (oggi legge 6 maggio 2015, n. 55), nel testo licenziato dalla Commissione giustizia in sede referente attualmente in corso esame alla 2ª Commissione permanente (Giustizia) in sede referente (1° marzo 2016)

Il disegno di legge n. 1504-bis dovrebbe introdurre all’articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, un articolo 3-bis secondo il quale viene stabilito che il divorzio possa essere richiesto da entrambi i coniugi, con ricorso congiunto presentato soltanto all’autorità giudiziaria competente, anche in assenza di separazione legale.

L’art. 1, comma 23º, L. n. 76/2016 non contempla la mancata consumazione del rapporto prevista, invece, come causa di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del vincolo matrimoniale dall’art. 3, comma 2º, lett. f), L. n. 898/1970.

Se, infatti, nel matrimonio la mancata congiunzione carnale tra i coniugi è di per sé causa di scioglimento, a prescindere cioè da qualsiasi intento riproduttivo avuto di mira dai coniugi, non si comprende perché anche per gli uniti civilmente la mancata consumazione del rapporto non venga contemplata tra le ipotesi di scioglimento dell’unione

La legge Cirinnà prevede poi – il che costituisce una novità di assoluto rilievo – la possibilità di addivenire allo scioglimento dell’unione civile in conseguenza della volontà in tal senso manifestata, anche disgiuntamente, dalle parti dinanzi all’ufficiale di stato civile (con la specificazione che, in tal caso, la domanda di scioglimento potrà essere proposta solo decorsi tre mesi dalla data di manifestazione di tale volontà: 24º comma).

Il legislatore, nel contesto dell’unioni civili, ha affiancato dunque al tradizionale procedimento contemplato per addivenire allo scioglimento del matrimonio – l’ormai anacronistico doppio binario (separazione, vista la scarsa incidenza pratica delle altre cause di scioglimento del matrimonio, e successivo divorzio) – un meccanismo risolutore che fa perno sulla volontà unilaterale.

Si tratta di una presa d’atto di come, nella sostanza, al fine di pervenire allo scioglimento dell’unione sia sufficiente – e ciò indipendentemente dal contesto, matrimoniale o non – il disimpegno di uno soltanto dei partner.

Il comma 23º della L. n. 76/2016 omette il richiamo di cui all’art. 3, n. 2, lett. g), L. n. 898/1970, secondo cui lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato se sia passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della L. 14.4.1982, n. 164 relativa all’altro coniuge.

Il comma 26º però, stabilisce convenientemente che la sentenza di rettificazione determini comunque lo scioglimento dell’unione. Coerentemente alla disciplina matrimoniale, dunque, se uno dei partner dell’unione muta sesso, il vincolo si scioglie.

Tale soluzione è coerente con il presupposto indefettibile dell’unione rappresentato dall’identità di sesso dei componenti della coppia.

 

Valeria Cianciolo
Avvocato del Foro di Bologna

 


UNIONI CIVILI
Aggiornato con i decreti attuativi
a cura di Valeria Cianciolo
con Formule sul contratto di convivenza
ACQUISTA