Presentazione

La rivista digitale intende basarsi su una stretta correlazione fra teoria e prassi; fra dottrina e pratica forense; fra opinioni, autorevoli e qualificate, e applicazioni concrete, con l'esame articolato di casi e lo studio di formule.
Naturalmente contribuiranno a darle vita tutte le componenti del mondo del diritto: gli avvocati, i magistrati e i docenti universitari, in spirito e con intenti di aggregazione; talvolta anche notai e commercialisti.
Essa intende utilizzare e far proprio uno stile "familiare" nel senso più ampio e migliore del termine, non arido, non pedante, piuttosto comunicativo e concretamente formativo.
Essa progetta, perciò, di porgere materiali "dal vivo"; di confrontare esperienze; di impostare e promuovere discussioni ed approfondimenti; insomma di prestare la più grande attenzione al "diritto vivente", con il massimo possibile avvicinamento tra teoria e pratica.
Per riprendere una formula tanto famosa, quanto facilmente comprensibile, non interessa tanto, o soltanto, the law in the books, ma piuttosto un più completo e articolato law in action (1).
In altre parole si tratta di avere sensibilità per la realtà sociale del diritto e la sua effettività; sensibilità certo importante in ogni settore, ma particolarmente nel nostro, concernente la persona e la famiglia. Il settore che, tradizionalmente legato agli status, e alla loro indisponibilità nell'ambito di una compagine familiare con ruoli cristallizzati dalla legge, si è poi trasformato più di tutti gli altri e si è aperto al contratto e alla stessa responsabilità civile (2).
"Di conseguenza nel diritto di famiglia, mentre si affievolisce, a vantaggio della autonomia privata, il carattere della imperatività delle norme, emerge la sussidiarietà del giudice, addetto ad una funzione solitamente espressa con la formula “il giudice può" (3).
Inutile dire che il rilievo coglie nel segno ed è particolarmente felice, benché formulato una decina d'anni addietro; di questa formula, "il giudice può", si è fatto largo uso anche in seguito ad es. nella L. 9 gennaio , n. 6, introduttiva dell'amministrazione di sostegno e pure nella recente L. 8 febbraio 2006, n. 54, sull'affidamento condiviso dei figli, in caso di separazione e divorzio.
Insomma il diritto di famiglia è forse la parte più dinamica, aperta ed in via di trasformazione dell'ordinamento giuridico. Com'è stato rilevato, ciò avviene per effetto della sua natura in qualche modo "internormativa", di sistema sensibile all'attrazione di eterogenei quadri di riferimento prescrittivi (la morale, la religione, il costume) che, nel contesto culturale del pluralismo democratico, producono linee di convivenza ispirate alla mediazione e a frequenti riadattamenti (4).
L'oggetto dei nostri studi ed esperienze, perché anche, e anzitutto, di queste è frutto una Rivista, è dunque la persona e la famiglia nel mondo del diritto; e cioè quella materia che, di base, è disciplinata dal Libro I del Codice Civile, nel quadro delle norme costituzionali nonché, ormai, dei Trattati e delle Istituzioni sopranazionali e internazionali; si pensi alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'uomo del 1950, e relativa Corte di Giustizia di Strasburgo, ma agli stessi Trattati istitutivi della Comunità Europea del 1957 e dell'Unione Europea del 1992, in essere e in divenire, con relativi regolamenti, raccomandazioni e indirizzi, emanati dagli organi comunitari e pronunce della Corte di Giustizia di Lussemburgo. Per non dire delle Convenzioni internazionali a cominciare da quella di New York, sui diritti del fanciullo, del 1989.

Ma oggetto dei nostri studi ed esperienze è, del pari, il diritto successorio; e cioè quella materia che, di base, è disciplinata nel libro II del Codice Civile, per la stretta attinenza che, con la famiglia, ha la successione a causa di morte, legittima e necessaria; e per le connessioni che, anzitutto con la persona, il suo patrimonio, ma anche il suo essere più complessivo, ha il testamento.
Anche qui non tutto è fermo, anzi. Si pensi soltanto alle riforme che hanno rimodellato l'azione di riduzione, per lesione di legittima, esperita contro il donatario e i suoi aventi causa, di cui ai nuovi artt. 561 e 563 c.c.(modificati con la L. 14 maggio 2005, n. 80) e quindi configurato in modo diverso e più sicuro la circolazione dei beni immobili acquistati per donazione; che hanno previsto la possibilità di trascrivere atti di destinazione che vincolano beni immobili come strumenti per la realizzazione di interessi, meritevoli di tutela, di persone fisiche disabili, pubbliche amministrazioni o anche altri enti o persone fisiche, in parziale recepimento dell'istituto del Trust (nuovo art. 2645 ter c.c., introdotto dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51); che hanno delineato ex novo il patto di famiglia per la successione nell'impresa (nuovi artt. da 768 bis a 768 octies c.c., introdotti dalla L. 14 febbraio 2006, n. 55).
Dunque, per quanto riguarda gli ambiti considerati, la nostra è, anzitutto, una Rivista di diritto civile; ma siccome il diritto, come la realtà, non patisce agevolmente partizioni e cesure nette, alla fin fine l'ordinamento giuridico e, più ancora, il "diritto vivente" è uno, anche di diritto penale (della famiglia); sostanziale e processuale; e, talvolta, per completezza, tributario, canonico, comparato e altro ancora.

La nuova Rivista intende essere caratterizzata da uno stile di massima chiarezza, con discorsi e argomentazioni di tipo sobrio e compendioso, tendenti comunque a una sintesi e conclusione finale. Non vogliamo suscitare (insincero) interesse con ragionamenti astrusi, né tanto meno stupire (e stancare) con sfoggio di erudizione. Vogliamo farci leggere, se possibile, dall'inizio alla fine.
Nei commenti e nelle note a sentenza si dovrà dare l'idea della novità e dei precedenti, sia di dottrina, sia di giurisprudenza, peraltro con sobrietà e con spirito di massima praticità.
Lo stesso nei contributi-opinioni; dovranno essere agili, chiari, leggibili ed assimilabili; peraltro accurati e non indulgenti verso certa moda corrente, quale, ad es., quella del c.d. instant book. Essi, come anche le note e i commenti, dovranno essere, piuttosto, una sintesi personale dell'autore, di carattere compendioso, basata sull'esperienza, volta a mettere in evidenza come si è detto, il "diritto vivente
I nostri modelli sono, per intenderci, le opere di Bianca, Galgano, Cendon. Tre giuristi molto diversi tra loro, ma che hanno in comune la chiarezza, l'incisività e la aderenza alla realtà. Certo non raggiungeremo la loro cultura e la loro dottrina, ma cercheremo di "imitarli", nel senso migliore del termine.
Noi, infatti, vorremmo rivolgerci a cultori del diritto familiare, che siano anche civilisti, penalisti, processualisti, e comunque operatori del diritto, e vorremmo condurli per mano alla lettura delle nostre note e opinioni, semplici e chiare, infondendo, per così dire, una "anima", sia alla singola trattazione, sia ad ogni numero della Rivista. Vorremmo che i nostri lavori non siano lasciati a metà, ma letti per intero e d'un fiato e così pure ogni numero, nel suo insieme; al limite che il lettore si chiedesse "ma come, è già finito?".
Un'ultima, ma non meno importante, considerazione. La nostra iniziativa , che pure è solidamente strutturata sulle componenti professionali che si sono dette, e ha come elemento propulsivo una terna, costituita naturalmente da un avvocato, un magistrato ed un docente universitario, tuttavia nasce "aperta"; aperta ai contributi, ai suggerimenti, ma anche ai quesiti di tutti i lettori interessati, come operatori del diritto. Saremo ben lieti di raccogliere e pubblicare, ad es., segnalazioni da loro fatte di sentenze e provvedimenti, anzitutto di merito, ma anche osservazioni, quesiti, consigli e disponibilità diverse, purché seri e rilevanti; e pure contributi veri e propri, sempre che superino, nel metodo e nella sostanza, un attento esame alla luce dei principi, anzitutto di chiarezza e fluidità, sopra brevemente enunciati.
Insomma questa Rivista vuole "costruirsi su se stessa". E', del resto, un'ottima tecnica costruttiva; quella che, con mezzi assai limitati e senza particolari armature, ha permesso, ad es., di elevare le torri medioevali di Bologna, molte delle quali ancora sussistono e sono assai solide, in qualcuna si può pure prenotare un Bed and Breakfast . Le torri di Bologna, tra le quali ha preso vita l'Alma Mater Studiorum. Luogo e Istituzione che ispirano anche la presente iniziativa.

Mauro Bernardini


(1) E' la distinzione proposta dal giurista nordamericano R. POUND (1870-1964) che frequentò, senza laurearsi, la Harvard Law School di Boston, dove pure successivamente insegnò, famoso e ammirato, dal 1910 al 1947. Autore incisivo e prolifico quant'altri mai, ha scritto tra l'altro The spirit of the common law, la cui prima edizione è del 1921(trad. it., sulla ristampa del 1966, Lo spirito della "Common Law", Milano, Giuffrè, 1970).
"Con essa si allude alla divergenza che esiste tra il diritto quale appare da alcune fonti e quello vivente nella realtà sociale, sia nella prassi giurisprudenziale che extragiurisprudenziale. In definitiva essa coincide con quella tra diritto effettivo e diritto apparente", osserva di rincalzo F. DE FRANCHIS, nel suo fortunato Dizionario giuridico, 1, Inglese italiano, Milano, Giuffrè, 1984, alla voce Law, p.922
(2) "Dallo 'status' al contratto" è il titolo, assai significativo anche oggi, di una importante pagina del giurista inglese H.S.MAINE (1822-1888), nell'opera il Diritto antico (Ancient Law- Its Connections with Early History of Society and Its Relations to Modern Ideas, London, Murray, X ed. postuma, 1906, riproposta in italiano da S.RODOTA', Il diritto privato nella società moderna, Bologna, Mulino, 1971, pp. 211-212.
(3) L. SACCHETTI, Lo sviluppo di due rami del diritto vicini e distinti, nel Quaderno del C.E.S.D.I.F. Sul diritto di famiglia, a cura dello stesso, S. Marino, Maggioli, 1997.
(4) L. D'AVACK, Ordine giuridico e ordine tecnologico, Torino, Giappichelli, 1996.

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